Arido ritorno

Il ritorno dopo un lungo viaggio. Il ritorno in una terra che mi rivolge uno sguardo ostile, diffidente, come si farebbe a un estraneo. Sono un’estranea. Ho deciso di voltare le spalle alla mia terra e fuggire, fuggire via, in luoghi sempre più remoti, in cui i volti sconosciuti diventano sempre meno ostili, sempre più vicini al cuore di una donna che nella sua terra non ha trovato che arido suolo su cui coltivare e dare forma ai propri sogni. La scelta di partire, di frequentare università in altre regioni, in altri Stati, in altri continenti, non si può considerare una scelta libera.

Il ritorno dopo un lungo viaggio di una ormai straniera, che con la sua sola fugace presenza giudica la vita di quelli rimasti, che non domandano, non accolgono, non gioiscono del ritorno di una “sorella” che vive sola con quei piccoli sogni, che, ancora oggi, non si realizzano. Il ritorno a casa non ha “amici di vecchia data”, non ha feste, non caffè al centro, non chiacchierate al telefono.

Una casa che lentamente prende forma in altri luoghi, in altre forme, con altre persone. Le radici si sradicano ancora e ancora. Ed ecco che vanno nella stiva di un volo su cui ancora applichi la continuità territoriale.

C.

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