“Life in plastic, it’s fantastic”

La forza di uno stereotipo supera i confini nazionali, fa il giro del mondo e arriva a ritmo di tamburi nella mia piccola stanza. In quel di Sardegna, più di dieci anni fa, sognavo il Giappone, pregando ogni giorno di poter vivere in quella terra incontaminata, magari in una piccola casetta di legno, sedermi su un tatami a bere macha e guardare fuori da una grande finestra un giardino zen, con bonsai e pietruzze bianche, magari sentire in lontananza l’acqua gelida di un piccolo ruscello.

Ve lo dirò nel modo più indolore possibile.

Tutto questo non esiste. Non nel mondo reale.

Specifico, non nelle città che ho visitato, nè in quella in cui vivo, Kobe.

Se da bravi europei, che fate la raccolta differenziata da più di 15 anni ormai, che conservate le ultime buste di plastica come fossero un relitto dal pleistocene, quando approderete in terra nipponica avrete uno shock culturale così grande da farvi incazzare, per davvero.

La produzione e il consumo di plastica è mostruosamente alto. Qualsiasi cosa voi acquistiate, sarà circondato da metri di plastica lucente. Un’arancia, che madre natura ha già provveduto della sua “misteriosa” buccia, sarà circondata da: retina di polistirolo, contenitore di plastica e foglio di pellicola/plastica trasparente, il tutto sigillato con pezzetti di nastro adesivo.

Se chiedi di non avere la busta, spesso te la danno comunque, che tu lo chieda in giapponese, inglese o nella lingua dei segni (tentate col greco antico, non si sa mai). Se sei fortunato, riceverai solo uno sguardo di disapprovazione e se non sei abbastanza veloce, verrai soffocato da 4 buste per circa 10 prodotti che starebbero comodamente nello zaino, senza bisogno di scafandri, scrigni magici o tute da team di scienziati pronti ad aggredire il povero E.T. La cosa divertente (diciamo così) è che se chiedi di non avere le buste DOPO che sono state messe nel cestino e sei tanto fortunato che il cassiere le tolga via, questo le butterà nel cestino dei rifiuti, perchè ormai son stropicciate e magicamente diventano non riutilizzabili dal cliente successivo.

Il mio giapponese migliora (ci proviamo) di giorno in giorno e pian piano riesco a farmi capire, riesco a chiedere di non avere la busta ancora prima di dire buon giorno (a costo di sembrare arrogante) e mostro con un sorriso timido la mia borsa di tela.

La cura del cliente è al primo posto, la comodità, la facilità e la velocità con cui il cliente mangerà il suo pasto sono fondamentali, l’impatto ambientale non viene considerato come un fattore rilevante. Chiedere di non avere la busta di plastica, significa non accettare la cortesia che il supermercato o il negoziate hanno pensato apposta per te. Tutto questo è stato davvero frustrante, specialmente nei primi due mesi.

La scelta di diventare vegana proprio in Giappone…beh non potevo scegliere momento peggiore, lo ammetto. Per questo motivo, dopo una grande fatica (ma grande davvero) ho deciso di mettere in pausa questo cambiamento e di andare per gradi. Perchè? Per il semplice motivo che le offerte vegetariane o vegane non esistono, che le verdure e la frutta costano come il rene che non ho (UNA mela circa 1,80€) e i legumi… beh non cercateli nemmeno.

Vitamina B12 stesso discorso, introvabile da sola e sempre in dosi troppo basse per il fabbisogno quotidiano. Insomma, il pesce qui non manca e i problemi neurologici possono aspettare ai miei 105 anni (essendo sarda, ci spero molto).

Se decidete di acquistare della carne, la confezione (come ancora in Europa) sarà di plastica, avvolta da una pellicola. MA questo non basta e spesso i cassieri si premurano di metterla in un’ulteriore busta, per evitare che i liquidi fuoriescano e sporchino l’altra merce durante il trasporto. Peccato che questi liquidi restino ben sigillati all’interno già grazie alla prima busta, e che un’essere umano con un briciolo di buon senso potrebbe semplicemente posizionare in cima alla propria borsa in orizzontale, così da evitare quel 20% di probabilità (percentuale totalmente scritta a caso) che i liquidi fuoriescano. E se chiedi di non avere quella busta? La reazione già la sapete.

Insomma, la velocità è tutto, ancora prima della conoscenza della lingua. Siate pronti a sfoderare il vostro sorriso migliore, chiedere gentilmente di non darvi la busta di plastica e aspettarvi sguardi attoniti, nella maggior parte dei casi.

Tutto questo papiro, che sembra più lo sfogo di una dodicenne incazzata sul proprio diario segreto, per dirvi di quanto il mio ideale del Giappone si sia rivelato un gran bel granchio impigliato in una rete da pesca.

Fatemi sapere delle vostre reazioni, sono curiosa di sapere del vostro ideale di Giappone, il mio era davvero tanto distante dalla realtà e lo shock è stato immenso nello scoprire una cultura così tanto affezionata alla plastica da essere il secondo Paese al mondo nel ranking del suo consumo, dopo gli Stati Uniti.

Al prossimo flusso di coscienza.

C.

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