Quella sottile linea nera

Tra sinapsi e slanci creativi s’insinua l’immagine di un uomo che sorride timidamente. Tiene le mani in tasca, gioca con il filtro per tabacco, mangiucchiato dal tempo. Nervoso si passa le dita tra i capelli rossi, ispidi, disordinati. Accende una sigaretta, tiene il ritmo a tempo di orologio. Aspetta che lei esca. Minuta, dai capelli sottili come la seta, che neri si annidano tra le trame di una sciarpa bianca.

Non esce. È in ritardo, avrà messo quel suo rossetto color pesca, dipinto quelle belle labbra da bambina, avrà cambiato camicetta altre quattro volte, gettate sul letto, e riprendere la prima che aveva scartato.

Impaziente, lui cammina avanti e indietro, di fronte al posacenere. Perde il filtro della sigaretta che s’infila in un buco della tasca e rotola giù per la gamba fino ad arrivare al cemento ancora umido per la pioggia della notte prima. Lei odia la pioggia.

Chissà se è rimasta tra le coperte, un po’ per noia e un po’ per il sonno arretrato.
Le lezioni lo annoiano tremendamente, ma è l’unico modo di guardala senza dare troppo nell’occhio. Si accorgerà che c’è qualcosa di strano in questa improvvisa voglia di arrivare puntuale? Che importa, è una giornata così bella, camminare insieme sarà piacevole.
Poi ecco che si apre la porta d’ingresso, una gonna verde petrolio appare nella penombra dell’ingresso laterale dell’edificio.

Camicetta bianca, treccia al lato ed ecco, una giornata meravigliosa.
Il viso di lei è contorto, lo nota muoversi avanti e indietro, voltarsi verso di lei e sorridere impacciato.
Toglie una cuffia, lo saluta, ma fa per andarsene.

Non si aspettava di certo questa reazione, non ha mai reagito così, ai suoi sorrisi, non si spiega questa rude freddezza nei gesti. Quelle belle mani si muovono con piccoli scatti controllati, tutto sembra misurato ora, tutto estremamente bilanciato, come se facesse attenzione. Distoglie lo sguardo, come fosse distratta, ma sembra una gazzella pronta a correre.

“Se devi finire la tua sigaretta forse è meglio che vada”.

“No, aspetta, andiamo insieme” sussurra contrariato.

A queste parole un movimento impercettibile degli occhi di lei; si guarda attorno, come a cercare una via di fuga, ma non la trova, non in parole cortesi. Rinuncia, toglie anche l’altro auricolare, arrotola il filo e lo mette in tasca.

“Sbrigati allora, non voglio arrivare tardi”

Eccola in piedi di fronte a lui, impaziente di camminare l’uno al fianco dell’altra. Prende lo zaino, spegne la sigaretta calpestandola con la suola e poi si passa di nuovo le dita tra i capelli. Fa cenno di andare.

Si ripete tra sé e sé che è stato proprio bravo, l’ha aspettata come fosse li per caso, per più di mezz’ora, facendo avanti e indietro, nell’impaziente voglia di vederla ancora e ancora, bramoso dei suoi sguardi. Lei, con quei suoi capelli lucenti, occhi profondi abbelliti da una sottile linea nera. Una perfezionista. Ecco perché era puntuale quella mattina, sul suo essere sempre in anticipo, calcolava anche gli imprevisti.

Lui era un imprevisto? Forse avrebbe dovuto mandarle un messaggio, forse non avrebbe fatto quello sguardo contrariato alla vista di lui che palesemente l’aspettava uscire di casa. Imprevisto o meno, ciò che importava era che fossero li insieme, avrebbe potuto prenderla per mano, come quella sera alla festa di fine anno, dopo che lei aveva bevuto qualche birra di troppo. Era sorpresa di quel gesto, se ne voleva liberare, non lo capiva.Continuava a strattonare, con la forza di un uccellino che cerca di volare per la prima volta. Doveva solo bere con lui, non da sola.

Così bella, così fragile. Avrebbe dovuto proteggerla. L’avrebbe fatto. Che lei lo capisse o meno.

Era una giornata così bella.

Vorrei capire quali sono le vostre reazioni a questa breve scena. Scritta stanotte (qui è mattina) dopo un sogno in cui accadeva proprio qualcosa di simile. Ricordo sempre con precisione i miei sogni. Forse dovrei rivedere qualche passaggio, ma questa è la memoria scritta più “fresca” del sogno. Fatemelo sapere qui sotto con un commento. Sono estremamente curiosa, vedetelo come un esperimento personale.

Grazie,

C.