Kyoto in solitudine

Kyoto in solitudine Cristina Piga
  • Kyoto in solitudine Cristina Piga

Due settimane fa ho avuto l’occasione di fare un piccolo viaggio a Kyoto, ad Arashiyama quartiere a nord-ovest della città. Si trova a circa un’ora e mezzo da Kobe (stazione di Sannomiya, hankyu), e basta fare cambio a Juso (Osaka), di solito binario 5, per arrivare a destinazione, in tutto circa 7 euro di biglietto. Armati di mascherina e disinfettante, ci siamo resi conto di essere gli unici “occidentali” in città.

Kyoto come (quasi) nessuno l’aveva mai vista.

Vi faccio un esempio: per attraversare la famosissima foresta di bamboo che si trova proprio ad Arashiyama, di solito è meglio programmare almeno un’ora di visita, perchè letteralmente, non c’è spazio neanche per respirare. E invece eccomi, in foto, circondata solo dai maestosi bamboo, senza turisti urlanti nei paraggi.

Un po’ come quando ti capita di andare a Venezia, in una sera di fine febbraio per accompagnare un’amica alla presentazione del libro di Capossela al mercato del pesce e trovi, letteralmente, solo Capossela e la puzza di pesce. Solo che a differenza di Kyoto, amo Venezia anche coi turisti (ah, quanto mi manca).

Insomma, questi per me sono giorni di fuoco, tra meno di tre settimane tutto questo (supplizio?) finirà: discussione di laurea, esami, burocrazia… e riuscirò finalmente a dedicare un po’ di tempo a me stessa e alle pigne che rotolano in giro per il mondo. Se volete una “guida di soppravvivenza” al Giappone, fatemelo sapere qui sotto, con un commento.

Con questo post sgrammaticato, vi saluto e inizio la mia battaglia con diritto finanziario ah ah ah (da leggere con tono isterico ovviamente).

C.

5 pensieri riguardo “Kyoto in solitudine

  1. Sono stata in Giappone in viaggio di nozze, ma voglio tornarci. Di Kyoto ricordo la sensazione di soffocamento del caldo-umido di fine agosto, il sudore fino alle caviglie, la pioggia fitta e sottile… e la meraviglia nei miei occhi!
    Voto per la guida di sopravvivenza!!!

    Piace a 1 persona

    1. Ricordo che al mio arrivo, il 30 settembre, il tassi di umidità era così alto da essere insopportabile, soprattutto con tre bustone piene di pentole, cuscini e due materassi più pesanti di me! Ma il primo impatto, così forte, coi grattacieli, le luci e le migliaia di persone attorno a me, mi ha davvero “rinfrescato” l’animo.
      Cristina

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