Proverbi sardi a modo mio – episodio 4

Proverbi sardi a modo mio 8

Le parole che seguono, sono frutto di diverse riflessioni e conversazioni avute nei giorni precedenti al Natale. Penso a chi questo Natale l’ha festeggiato in solitudine, a chi ha lavorato, a chi non è potuto tornare a casa, a chi ha deciso di non farlo per evitare ulteriori possibilità di contagio, per sé e i propri amici e familiari.

D’altra parte, storcendo il naso, rivolgo il mio pensiero a chi è stato in preda a un attacco di amnesia totale, scordandosi distrattamente, intenzionalmente (aggiungi pure tu, caro lettore, l’avverbio che più si addice) di essere nel pieno di una pandemia, e ha comunque organizzato un bel cenone di Natale con amici o parenti. Tralasciando i commenti a margine, ho scelto un proverbio che penso si addica alla situazione in cui viviamo.


Le disgrazie si combattono con la fortezza, e si vincono con la pazienza.


La riflessione

Le disgrazie si combattono con la fortezza. Una frase che mi fa riflettere. Le decine di migliaia di morti solo in Italia, le restrizioni e sacrifici dovuti all’emergenza sanitaria, una crisi economica e sociale che non sembra che accentuarsi stanno contribuendo a definire ulteriormente la disgrazia in cui viviamo.

Eppure, il proverbio non lascia scampo a procrastinazione e arrendevolezza. La disgrazia va combattuta e vinta in due fasi caratterizzate da due elementi: fortezza e pazienza. Si tratta dunque di un atteggiamento attivo, che implica una fortezza d’animo e di spirito, non violenta o cieca e ignorante (nel senso più letterale del termine).

Come sempre, mi piace ricordare che questo ha certamente risvolti sulla propria sfera individuale, ma anche su quella collettiva. Da questo punto non si scappa. Organizzare un cenone con amici e parenti nonostante ci siano disposizioni governative che vietano assembramenti, non è un gesto dettato dalla fortitudo, ma da pura e semplice incapacità di rinunciare alla soddisfazione di un piacere che può essere solo momentaneo. Al contrario, in questo modo non si fa che mettere a rischio la propria famiglia e l’intera comunità, fatta di persone, non di idee platoniche.

Altro elemento che a mio parere definisce nello specifico una caratteristica della fortezza d’animo è la pazienza, ossia la chiave per vincere la disgrazia stessa secondo il proverbio. Quest’ulteriore elemento, mi porta a pensare che effettivamente la sola fortezza d’animo non sia necessaria. Passato del tempo, diversi mesi nel caso della pandemia che stiamo vivendo, è difficile mantenere costante questo atteggiamento attivo, propositivo e ragionevole.

Siamo esseri umani, animali sociali, e rinunciare a questa parte importante di noi è un sacrificio non da poco, per corpo e animo. Per questa ragione credo che biasimarsi, flagellarsi, odiarsi per non riuscire ad essere “al top” il 100% delle volte non sia che inutile. A dirvelo non è certamente l’esperta galattica di pace interiore.

Per questo, l’aneddoto di oggi vi porterà nel mio cubo giapponese di nove metri quadri, con una me più giovane di un anno intenta ad addobbare un piccolo alberello in legno comprato da Tiger, il negozio delle cose inutili, ma di cui senti l’irrefrenabile bisogno una volta varcata la soglia d’ingresso. In lacrime, ascoltavo canzoni natalizie, da sola, sollevando lo sguardo verso la città e il porto, sognando casa, un vero albero di Natale e magari un pandoro senza lattosio.


L’aneddoto

Il mio aneddoto questa volta non richiama vecchi ricordi natalizi, ce ne sarebbero davvero molti e divertenti, ma quelli dello scorso Natale, “festeggiato” in Giappone. Più o meno a metà novembre comprai un piccolo albero di Natale in legno, con decorazioni da appendere ai gancetti in ferro agli estremi dei due pezzetti di compensato verde intagliati a forma di albero da incastrare tra loro. Comprai anche un set di luci, che sembravano lunghissime, per quanto piccolo era quel cubo.

Prima di iniziare a decorare il mio mini albero, decisi di creare un po’ d’atmosfera con qualche canzone di Natale. Inutile dirvi che al primo secondo d’ascolto della playlist (rigorosamente Michael Bublè) scoppiai in un bel pianto natalizio degno delle 48 cascate di Akame. Nonostante quei momenti di profondo sconforto, ho cercato il più possibile di non lasciarmi prendere dalla solitudine. Cercavo in tutti i modi di colmare il mio “desiderio di Natale”, di calore familiare e speranza per un anno migliore: continuavo ad andare a lezione, a godermi la mia bella salita di due chilometri per raggiungere il cucuzzolo della montagna su cui si trovava la facoltà di legge, mi coccolavo bevendo una bella tazzona di matcha latte con vista grattacieli dallo Starbucks della stazione, m’immergevo tra le decorazioni dei grandi centri commerciali, mangiavo dim sum come se non ci fosse un domani a Chinatown e mi godevo la brezza marina del porto di Kobe, o il vento fresco di montagna nel tempietto vicino al dormitorio. Tutto questo non vi saprà di natalizio e sicuramente non lo è, ma era la mia prospettiva a cambiare tutto. Senza l’amicizia di colleghi/e italiani/e e non, credo che sarebbe stata ancora più tosta, su questo non ho dubbi. Come ho passato il giorno di Natale? Al museo della città insieme a una delle mie più care amiche, e la sera a Osaka insieme alle fidate amiche italiane, con un bel cenone a base di okonomiyaki (uno dei più buoni della mia vita, tra l’altro). Un momento di rinascita, più che di sfarzo e baldoria.

Questo proverbio è per me esemplare del momento in cui viviamo. È certamente difficile rinunciare alle feste in famiglia, al pranzo dai nonni, ai giochi di società in cui guarda caso vince sempre il cuginetto più piccolo, allo schiaccianoci che tua nonna novantenne usa con una sola mano come se stesse spezzando il gambo di un fiore (è sarda, ha più forza di una ventenne). Potrei continuare per ore, coi miei e vostri ricordi, tuttavia, quest’anno il dono più grande che possiamo farci sarà proprio la pazienza, la chiave, seguendo le parole del proverbio, per vincere questa disgrazia, di cui già vediamo la luce in fondo al tunnel, con l’arrivo dei primi vaccini nel nostro Paese.

Sas disgratias si afferrant cum sa fortalèsa, et si binchent cum sa patientia.

Le disgrazie si combattono con la fortezza, e si vincono con la pazienza.

E voi, cari lettori e lettrici, come state vivendo queste festività? Fatemelo sapere con un commento.

Buone feste, Cristina

2 pensieri riguardo “Proverbi sardi a modo mio – episodio 4

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