Luigi Piga. Memorie della deportazione

Questi sono i primi passi delle memorie di Luigi Piga, internato militare italiano nel campo di concentramento Stalag IV B di Mühlberg, Germania, dalla seconda metà del settembre 1943 all’aprile 1945.

In attesa del 27 gennaio, Giorno della Memoria, pubblicherò una serie di stralci delle memorie di mio nonno, scritte pochi anni dopo il suo ritorno in Sardegna, e diverse riflessioni maturate nel corso dei miei anni di studio e della mia permanenza in Polonia, ma soprattutto delle lunghe ore passate ad ascoltare la testimonianza diretta di un uomo, che in uno dei momenti più difficili della sua vita, piegato per anni alla logica militare dell’ordine e disciplina, ha comunque detto no al fascismo, per questo facendosi quasi ammazzare.

Qualsiasi commento, riflessione o condivisione sarà fondamentale per strutturare e sviluppare un dialogo aperto e rispettoso di tutti gli utenti.

Era l’8 settembre del 1943. L’Italia chiese l’armistizio agli alleati e questo comportò lo sfascio totale dell’esercito italiano. In quel periodo mi trovavo d’istanza ad Atene, carabiniere nella I compagnia del I Battaglione Carabinieri e svolgevo il mio servizio in borghese sotto il Comando Piazza.

La notizia ci lasciò in un clima di sconforto, nessuno sapeva cosa fare. Durante la notte ci radunammo tra noi, cercando una soluzione e pensammo di formare delle squadre di partigiani. Ma il coraggio di quelle notti veniva schiacciato dal terrore del giorno, facendo prendere il sopravvento all’indecisione. Poi arrivò un ordine.

Era il 17 settembre, i tedeschi ci fecero radunare in un unico punto, disarmandoci e portandoci alla stazione ferroviaria più vicina, informandoci che avremmo fatto ritorno in Italia.

Ci “caricarono” su carri bestiame, stipati, e dopo alcuni giorni di viaggio il treno si fermò a Lubiana. Durante la sosta i nazisti disarmarono anche i nostri ufficiali, che fino a quel momento avevano potuto tenere le loro armi, e il treno ripartì, ma non per l’Italia.

Per giorni restammo ammassati come sardine dentro quei carri bestiame, senza servizi igienici e senza cibo. Non potevamo distenderci per dormire, né sederci e a mala pena riuscivamo a muoverci e stare in piedi.

Dopo solo diversi giorni di viaggio, giungemmo alla nostra destinazione. Lessi la scritta in tedesco sulla struttura d’ingresso in legno e ferro: Stammlager IV B.

Ci trovavamo a Mühlberg, nella Germania nazista.

Luigi Piga
Copyright: Barry Seddon. Dal sito Prisoner of War

LA SCELTA

Le prime riflessioni che emergono da queste primissime righe delle memorie di Luigi rimandano sicuramente al tema della scelta. Negli anni, mi son resa conto che la scelta che fece lui e migliaia di altri soldati italiani non è scontata, tutt’altro. In una situazione di totale incertezza e panico, presi terrore di essere fucilati alternato a moti di euforico coraggio partigiano, lontani da casa con indosso una divisa che ha formato mente e corpo, dall’addestramento, quando si era ancora ragazzini, al combattere la Seconda Guerra Mondiale… fare quella scelta fu drammatico.

Una scelta.

Non sembra ci sia mai stata una scelta nella vita di questi uomini, non all’interno dell’esercito. Eppure, all’improvviso vennero catapultati nel caos, nell’incertezza e soprattutto in questa possibilità di scegliere della propria vita e, senza quasi esserne consapevoli, del destino del proprio Paese.

Qualcuno potrebbe pensare, col senno del poi, e con le pagine di quella Storia scritte e stampate sui libri, che bene e male fossero nettamente distinti tra loro.

Non è così, purtroppo. Nemmeno oggi. La scelta coraggiosa di diventare partigiani e la scelta coraggiosa di ripudiare il fascismo, decidendo di non allearsi alle truppe naziste, non furono scontate e dobbiamo ringraziare queste donne e questi uomini, se l’Italia non cadde in un baratro senza fine, senza democrazia e senza umanità.

Cristina Piga

Pubblicato da

Sono nata in Sardegna nel 1995. Armata della mia Olivetti Lettera 25 e di una vecchia Fujifilm analogica, mi appassiono fin da piccola di scrittura e fotografia. Sono laureata in Scienze politiche, Relazioni internazionali e Diritti umani. Nel 2018 mi trasferisco e studio in Polonia presso il Centre for European Studies della Jagiellonian University di Cracovia. Dal 2019 vivo in Giappone e studio presso la Graduate School of Law della Kobe University. Mi occupo di diritto costituzionale e diritti umani, su The Bottom up di politica estera del Centro-Est Europa e Asia.

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