Perfezionismo

Breve riflessione

Perfezionismo. Alcune persone lo ritengono ancora un pregio, un approccio positivo alla vita che sa di pianificazione e immacolato percorso di vita, che sia accademico, amoroso, lavorativo etc. Dopo tanti anni vissuti alla ricerca di questo concetto mistico invano, mi rendo conto di quanto esso non sia altro che un pensiero tossico, ricco di vuoto, non di speranze, straripante di pregiudizi, non di amore verso sé.

Su questo si fondano catastrofiche aspettative distorte come le immagini di un caleidoscopio, ma soprattutto si crea un meccanismo per cui alla fine ci si convince che sia quello il modello da raggiungere. Un modello umano che non esiste, vuoto, che inseguiamo annaspando e maledicendo le imperfezioni che ci caratterizzano, solo per il fatto di non rispecchiare quell’immagine che ci siamo dati.

Se invece costruiamo questo modello caleidoscopico distorto sulla vita di qualcun altra/o, il discorso resta lo stesso e, forse, prende pieghe manipolative, anche inconsciamente.

Questa breve riflessione nasce da una breve riflessione del dicembre 2017, scritta in un freddo pomeriggio di dicembre del 2017. Ne riporto un frammento:

“Per chi è ossessionato dalla perfezione, ritrovarsi di fronte a una matassa di fili ingarbugliati in una teca di vetro chiusa ermeticamente non è visione semplice da digerire. I fili resteranno incastrati tra loro, in una rete disordinata di nodi e curve. L’ossesso resterà di fronte alla matassa, fissandola insistentemente con l’irrefrenabile voglia di spaccare il vetro con le sue stesse mani, srotolare il filo e arrotolarlo con goduria tra le dita in un perfetto flusso per poi posarlo di nuovo, tra schegge di vetro, sangue e polvere e vedere che neanche qualche secondo dopo quella matassa non sta in piedi, afflosciandosi su un lato.

Il problema non è certamente la matassa, che matassa resta, che sia afflosciata, ingarbugliata su sé stessa o lasciata alle grinfie del gatto.

Se la matassa ingarbugliata posta nella teca ermetica rappresenta la vita, questa non può che essere lasciata li dov’è, ingarbugliata e disordinata, che la si fissi, che si fantastichi con la mente di spaccare tutto e buttarla via o che si eviti di guardarla. Ogni singolo nodo della matassa è un cambio di rotta, un errore, un’indecisione o un’ora di riposo in più rispetto alla propria perfetta e perversa routine meccanica quotidiana.”

C.

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